Nuovo regolamento UE acque reflue: prescrizioni minime per il riutilizzo

Nuovo regolamento UE acque reflue: prescrizioni minime per il riutilizzo

E’ di qualche giorno fa la notizia della pubblicazione del nuovo regolamento per il riutilizzo delle acque reflue del Parlamento europeo e del Consiglio UE del 25 maggio 2020 (n.2020/741). Il provvedimento definisce una serie di norme, obblighi e linee guida per la gestione delle acque reflue. I provvedimenti sono pervenuti dalla presa di coscienza delle pressioni a cui sono sottoposte le risorse idriche dell’Unione a causa del cambiamento climatico. Il primo articolo, che riportiamo per l’importanza delle parole contenute, recita:

“Le crescenti pressioni cui sono sottoposte le risorse idriche dell’Unione determinano scarsità d’acqua e deterioramento della qualità delle acque. In particolare, i cambiamenti climatici, le condizioni metereologiche imprevedibili e le siccità stanno contribuendo in misura significativa all’esaurimento delle riserve di acqua dolce dovuto all’agricoltura e allo sviluppo urbano”

Un primo articolo duro e reale che apre subito il regolamento con un problema a cui è necessario dare soluzione efficace e repentina: l’esaurimento delle risorse idriche del nostro continente. Vi avevamo già parlato di quanto auspicassimo un deciso intervento statale in questo tema e a quanto pare, vista l’inerzia dei singoli governi, ha ritenuto di dover intervenire l’Europa.

Indice

  1. I precedenti legislativi
  2. Le disposizioni del nuovo regolamento UE per il riutilizzo delle acque reflue
    1. I vantaggi e finalità nel riutilizzo delle acque reflue
  3. Apertura al futuro e flessibilità ma non senza obblighi
  4. Un regolamento necessario

I precedenti legislativi

Non dobbiamo però cadere nell’errore di pensare che questo sia la prima presa di coscienza del problema da parte dell’Unione.  Ricordiamo come già nel 2007 la Commissione aveva emanato una comunicazione intitolata “Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell’Unione Europea” a cui nel 2012 aveva fatto seguito una seconda comunicazione intitolata “Piano per la salvaguardia delle risorse idriche europee” in cui la Commissione evidenziava la necessità primaria di istituire uno strumento di regolazione per il riutilizzo dell’acqua. Ancora nel 2015 una nuova comunicazione fa il focus sulla necessità di riutilizzare le acque reflue con la comunicazione “Piano d’azione per l’economia circolare”

Con questo regolamento l’azione della Commissione appare più decisa e frutto di una serie di tentativi di sensibilizzazione non adeguatamente recepiti dagli organi nazionali. Tanto più che uno degli obiettivi dell’Agenza 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è proprio quello di garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua nonché un aumento del riciclaggio e riutilizzo a livello mondiale. Lo scopo primario? Favorire una maggiore diffusione di tale riutilizzo laddove opportuno ed efficiente in termini di costi.

Nello stesso regolamento l’UE ammette che solo pochi stati membri hanno ad oggi adottato disposizioni legislative o norme nazionali a riguardo. E ci dice anche il perché: l’elevato costo del sistema di riutilizzo delle acque e la mancanza di norme ambientali e sanitarie comunitarie. Il regolamento intende dunque fornire un quadro di azione per tutti coloro che desiderino introdurre questa pratica.

Le disposizioni del nuovo regolamento UE per il riutilizzo delle acque reflue

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Il regolamento, nei suoi 16 articoli, tratta di:

  • obblighi del gestore dell’impianto di affinamento
  • obblighi riguardanti la qualità delle acque
  • gestione dei rischi
  • obblighi e gestione dei permessi per l’affinamento delle acque
  • verifiche di conformità
  • sanzioni e responsabilità degli Stati nell’attuazione del regolamento e del controllo
  • informazioni al pubblico e modalità

Il problema che si pone la Commissione nel regolamento – seppure appaia – non è di secondaria importanza. Se non c’è un’armonizzazione delle prescrizioni minime per il riutilizzo delle acque reflue, va da se che ogni Stato membro possa legiferare a sé. Questo significa che non avremmo garanzia della qualità dell’acqua che viene utilizzata per irrigare le colture agricole o quanto meno, avremmo la sicurezza di prescrizioni differenziate. E questo potrebbe ostacolare il mercato unico dei prodotti agricoli irrigati in questo modo.

Il regolamento dispone che “è opportuno applicare le prescrizioni minime per il riutilizzo dell’acqua, stabilite nel presente regolamento, ogni volta che vengono riutilizzare acque reflue urbane trattate provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue, conformemente alla direttiva 91/271/CEE a fini irrigui in agricoltura”

I vantaggi e finalità nel riutilizzo delle acque reflue

I presupposti da cui la Commissione parte sono che il riutilizzo delle acque reflue urbane:

  • abbia un minore impatto ambientale rispetto a metodi alternativi quali i trasferimenti d’acqua o la desalinizzazione
  • riduca gli sprechi d’acqua realizzando risparmio idrico
  • promuova l’economia circolare ed il recupero dei nutrienti nelle acque con conseguenti fertirrigazione

Viene stabilito inoltre che il riutilizzo delle acque reflue urbane trattate a fini irrigui in agricoltura debba essere basato sulle esigenze del settore agricolo. I gestori degli impianti dovrebbero impegnarsi a rendere le acque trattate conformi alle esigenze degli utilizzatori finali e delle specifiche categorie di colture. Nel caso questo non sia possibile, si dovranno depurare ulteriormente le acque con vari metodi di trattamento.

Allo stesso modo gli utilizzatori dovrebbero essere adeguatamente formati sull’utilizzo delle acque reflue a fini irrigui e sulla scelta della qualità necessaria alla coltura. La Commissione stressa il punto secondo cui sia assolutamente necessario garantire che l’utilizzo delle acque affinate sia sicuro per aumentare la fiducia del pubblico in tale pratica. Come? Consentendo la produzione e l’erogazione di acque affinate solo sulla base di un permesso concesso dalle autorità competenti degli Stati. Ma non solo. Diffondendo informazioni chiare, complete e aggiornate in materia di riutilizzo idrico attraverso campagne di sensibilizzazione adeguate.

Apertura al futuro e flessibilità (ma non senza obblighi)

All’art. 2 comma 2 il regolamento dispone:

Uno stato membro può decidere che non è opportuno riutilizzare l’acqua a fini irrigui in agricoltura in uno o più dei suoi distretti idro-geografici o in parti di essi tenendo conto dei criteri seguenti:
a) le condizioni geografiche e climatiche del distretto idrografico o parti di esso;
b) le pressioni sulle altre risorse idriche e lo stato di queste ultime, compreso lo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei di cui alla direttiva 2000/60/CE
c) le pressioni sui corpi idrici superficiali in cui le acque reflue urbane trattate sono scaricate e lo stato di tali corpi idrici;
d) i costi ambientali in termini di risorse che comportano le acque affinate e altre risorse idriche

Nel regolamento la commissione stabilisce anche, all’opposto, che gli utilizzi delle acque reflue prescritti non sono intesi come limitanti ma possono essere estesi dagli Stati membri. Riconosce quindi le potenzialità del riutilizzo e conferisce autonomia agli Stati per poterlo applicare al meglio. Ma d’altra parte, gli affida anche il compito di stabilire norme relative alle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni del regolamento.

Anche riguardo alle stesse prescrizioni minime e alla gestione dei rischi viene lasciata aperta la possibilità di modificare le norme in base a futuri sviluppi scientifici.

Un regolamento necessario

In conclusione, sembra che con il nuovo regolamento per il riutilizzo delle acque reflue la Commissione UE abbia davvero voluto mettere ordine in questo campo, anche in vista del nuovo allarme siccità previsto per questa estate. Il cambiamento climatico, come abbiamo più volte detto, ed in particolar in questo caso la gestione della scarsità delle risorse idriche, può e deve essere affrontato in maniera comune. I mezzi ci sono e il riutilizzo delle acque reflue, come la raccolta dell’acqua piovana, sono mezzi sottovalutati ma molto promettenti. E sembra che anche la Commissione se ne sia ora resa conto: aspettiamo ora la ratifica dei parlamenti nazionali.

Per approfondimenti vi lasciamo il testo integrale completo di tutti i suoi allegati ai link qui sotto.

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